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May 26, 2019

Isola di Lipari

Isola di Lipari Arcipelago Isole EolieLa geologia da spettacolo, nell’arcipelago delle Eolie, patrimonio dell’Unesco, per via di Eolo, il dio del vento, secondo la mitologia greca: tanti scogli e sette isole che formano un grande arco che a un certo punto assume l’aspetto di una Y, a nord est della Sicilia, con la parte concava rivolta verso il centro del mare Tirreno. E Lipari è l’isola più grande, tutta costruita nella pomice bianca, uno dei materiali vulcanici che caratterizzano questa e altre meraviglie. 

Già, perché le Eolie sono in realtà vulcani, o meglio, la parte emersa di un vasto complesso vulcanico, che funzionava per bene con tutta la sua effervescenza circa un milione di anni fa, lungo alcune enormi fratture sulla crosta terrestre sottomarine, proprio tra LipariSalina e Panarea. Le altre sorelle sono VulcanoStromboliAlicudi e Filicudi, mete vicine da assaporare con tutti i sensi, ciascuna con peculiarità ambientali e d’atmosfera da conoscere. Se nelle altre isole l’attività vulcanica è cessata tra 5mila e 20mila anni fa, a Lipari, Vulcano e a Stromboli è ancora attiva: qui l'ultima eruzione è avvenuta nel 729 d.C., a Vulcano nel 1889-90 e a Stromboli dura ininterrottamente da 2mila anni. 

Lipari il clima è tipico delle zone di questa parte del Mediterraneo, di tipo temperato. Il che significa estati mai torride perché mitigate dalle brezze marine, sui 30 °C, inverni decisamente miti, con temperature attorno ai 14 °C (e qualche pioggia, poche però, quasi assenti nel resto dell’anno), per raggiungere i 20-21 di primavera e autunno. Una situazione di siccità che, a causa appunto della bassa piovosità e dall’esistenza di poche falde acquifere, rende talvolta problematica la presenza di acqua potabile, rifornita con cisterne e spesso ottenuta da quella piovana depositata in cisterne apposite. Nonostante ciò, alcun problema per visitare Lipari e le altre in ogni mese: tanto per dire, ci si può bagnare nel suo mare anche ad aprile e fino a ottobre, quando la temperatura arriva a 20 °C.

Proprio per via dell’attività vulcanicaLipari non è stata abitata in tempi antichissimi. Tracce di uomini risalgono a 6mila anni fa. Sicuramente i primi avventurieri furono spinti da motivi economici, per via della presenza di materiali utili al commercio, come l’ossidianae la pomice (celebre la colata di ossidiana in località Rocche Rosse) e i conseguenti materiali vetrosi, usati per utensili e armi, prima, oggetti ornamentali poi, che divennero la fonte di ricchezza per i locali. E tutto l’arcipelago era una tappa importante come sosta, rifornimento e scambio commerciale delle navi (piene di ceramiche, anfore con vino o garum, la salsa alle alici usata dai Romani per conservare gli alimenti) che percorrevano le rotte tra Mediterraneo e Oriente attraverso lo stretto di Messina, sfidando certi itinerari insidiosi, come le secche di Capistello o del Bagno di Lipari.

Le raffinate ceramiche rinvenute qua e là, mostrano una certa prosperità dell’isola che dura fino all’età Romana imperiale. Con i Bizantini è meta di eremiti: i Goti vi impiantano una base navale; nell’anno 838 tra eruzioni vulcaniche e attacchi dei pirati arabi, tutti se ne vanno via. Nel 1083 arrivano i Normanni che insediano in zona i monaci Benedettini che vi fondarono un monastero con annesso chiostro. I re Angioini e Aragonesi concedono ai liparesi agevolazioni fiscali per l’esportazione di zolfo, allume e pomice e la ricchezza aumenta. Nel 1544 l’isola è attaccata dal pirata saraceno Ariadeno "Barbarossa", alleato dei francesi contro Carlo V, re di Napoli, la saccheggia, brucia le case, deporta gli 8000 abitanti, l'intera popolazione, come schiavi. E proprio Carlo V, dopo la catastrofe, fa costruire mura più imponenti attorno alla cittadina. Nel 1589, le isole sono annesse al Regno delle Due Sicilie, poi passano di mano in mano ai Savoia, agli Austriaci e di nuovo agli Spagnoli fino all'Unità d'Italia. 

Tutta la storia si può "leggere" attraverso la documentazione archeologica nel Museo Archeologico Regionale Eoliano Luigi Bernabò Brea, uno degli specialisti che l’ha studiata. Il nome dell’isola sembra derivi da Liparo, re dell’italica gente degli Ausoni, uno dei popoli che si succedette alla guida del posto.

Nell’arcipelago, le attività produttive attuali si basano sulla pesca e la viticoltuta, con la produzione di vini anche passiti e uva passa, nonché del cappero. Importante la lavorazione e l’esportazione della pomice, ma è sicuramente il turismo a fare la parte del leone. E Lipari è l’unico comune che svolge pure funzioni di servizio per tutte le isole.

Tra gli eventi che si svolgono nell’isola, da segnalare il 13 febbraio, la festa di San Bartolo dei Pescatori, per la quale si compie un’asta pubblica tra le famiglie dei pescatori per accaparrarsi l’asta dello stendardo da portare in processione. Il 5 marzo, tocca ancora a San Bartolo, ma dei contadini. Durante la Domenica delle Palme, benedizione e Via Crucis presso la Chiesetta di Pozzo e processione verso la Cattedrale. Le confraternite dell’isola si radunano in una suggestiva processione per il Venerdì Santo, portando per le vie antiche statue, le cosiddette varette. Tra maggio e giugno, Lipari diventa palcoscenico per manifestazioni legate al Judo, con la partecipazione di ragazzi da tutta Italia. Nella seconda domenica di luglio, pittoresca processione di barche per la ricorrenza di Maria SS di Porto Salvo, nella baia di Marina Lunga. Sempre a luglio, le ultime due domeniche, la festa di San Cristoforo a Canneto. Tra luglio e agosto, l’Acropoli di Lipari è luogo ideale per rassegne cinematografiche e teatrali. Il 24 agosto la festa è tutta per il patrono, San Bartolomeo, con festeggiamenti che iniziano una settimana prima. Il 12 settembre, la sagra del dolce, a Pirrera. San Martino e la sagra del pane e del vino novello si tengono l’11 novembre, nella piazzetta di Santa Croce a Pianoconte.

E cosa si mangia? Una cucina profumata dalle erbe aromatiche, rosmarino, basilico, aglio, menta, nepitella, che non mancano i tipici capperi e ai pomodorini a "pennula". Protagonista il pesce ma non solo, poiché è proposta anche carne soprattutto bianca, di coniglio, e formaggi ovini, ricotte e pecorino. Qualche esempio? I ravioloni di cernia in salsa paesana o il risotto nero con calamaretti, ma anche la pasta "ca testa i pisci", con le erbe di cui sopra punto di forza. C’è poi da assaggiare la pasta "ncaciata", cipolla, cavolfiore, vino rosso, uva passa, alla fine una bella spruzzata di mollica abbrustolita e pecorino e via in forno.

Per i seconditotanetti "ammollicati" e tanto pesce cotto con i pomodori oltre che al forno con i capperi e le patate, o grigliato. Da assaggiare pure la caponata liparota e le pizzette di melanzane. Per quanto riguarda i dolci, le "vastiduzze", realizzati con uva passa e mandorle, e gli "spicchiteddi" a base di vino cotto, chiodi di garofano e cannella. E per bere, un buon bicchiere del vino bianco Malvasia delle Isole Lipari, anche in versione Malvasia delle Isole Lipari Passito (o Dolce Naturale) in cui gli acini sono fatti essiccare in parte già sulle piante.

Nonostante l’area non molto estesa, a Lipari ci sono circa quaranta chiese. E tutte le Eolie sono giunte alla ribalta della cronaca per via della storia d’amore tra il regista Roberto Rossellini e l’attrice Ingrid Bergman, mentre giravano "Stromboli, terra di Dio", nel 1949. I fratelli Taviani ambientarono nel 1983 uno degli episodi del loro "Kaos" a Porticello a Lipari, mentre descrive le isole con la sua ironia Nanni Moretti nel suo "Caro diario". E l'indimendicabile Massimo Troisi gira il suo poetico "Il Postino" a Pollara a Salina.

Fascino indiscutibile, Lipari è punto d’incanto per una visita che mette insieme meraviglie naturali e artistiche in un’atmosfera particolare data dal suo cielo e dal suo mare. Basta, appena giunti (ma la sua bellezza si vede da lontano) gironzolare per l’isola, 27 chilometri di perimetro per un’area di 37 chilometri quadrati, tra panorami mozzafiato. Scoprendo a poco a poco il Castello con l’Acropoli, la chiesa di Santa Caterina e i suoi scavi archeologici. O ancora, nel centro storico, la piccola chiesa dell’Addolorata e quella di San Bartolomeo

Immancabile la sosta nella baia di Porticello a vedere la pomice con i suoi scarti che hanno formato montagne di sabbia molto fine. E poi, via verso Panarea, Vulcano, Salina, Stromboli, Alicudi e Filicudi: da Lipari si possono facilmente effettuare escursioni nelle isole che la attorniano, sia con barche private sia con gli aliscafi di linea.

Distanze Principali

  • 30m Parcheggio Libero
  • 350m Stazione di Patti
  • 500m Villa Romana
  • 600m dal lungomare
  • 800m Tribunale
  • 900m Ospedale
  • 10Km Santuario del Tindari
  • 18km Laghetti di Marinello

Contatti B&B

Via Fratelli Cervi n 58, Patti (ME)
Anna Laura    342 7678752
Francesco      333 8276822

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